Basilica Santuario Ss. Vittore e Corona

introduzione
ullo sperone del Monte Miesna che tende a congiungersi all’opposto fianco del Monte Tomatico, quasi a chiudere la bella conca feltrina, sorge (a quota 344 l.m.) il complesso architettonico del Santuario e Convento dei Santi Martiri Vittore e Corona, Protettori dell’antica Città e Diocesi di Feltre.
   Il Santuario fu costruito “omogeneo e di getto datato dal 1096 al 1101” ed era parte integrante della cortina difensiva del territorio feltrino verso la pianura trevigiana. Cortina difensiva che dal castello della Rocchetta (q. 439), al castello di S. Vittore (ora Convento) e giù in fondo valle al castello della Chiusa (q. 257), risaliva poi con alcune fortificazioni il fianco opposto del Monte Tomatico. Alla difesa armata verso il Mille venne affiancata la difesa spirituale del Santo Martire soldato Vittore. Dal poggio si domina, con una visuale a 360 gradi, tutto il Feltrino: dal Piave, al Grappa, all’antica città murata di Feltre, alla pianura movimentata da colli e ville alla chiostra delle Vette Feltrine, magnifico fondale predolomitico.

Ss. Vittore e Corona
Come per numerosi altri santi della Chiesa primitiva, poche, incerte e spesso rivestite di leggenda, sono le notizie sulla vita, sul tempo e sul luogo del martirio di Vittore e Corona.
Non manca invece un discreto numero di fonti latine, greche e perfino copte, sul modo con
cui affrontarono il martirio, sul loro culto e sulla traslazione delle loro reliquie.
"L’Illustre certamen”, un’antica relazione greca del IV secolo, redatta da un diacono della Chiesa di Antiochia, ci dice che Vittore era un soldato cristiano che subì il martirio in Siria, nell’anno 171, durante la persecuzione di Marco Aurelio. Denunciato dinanzi al tribunale del prefetto romano Sebastiano e sottoposto a efferate torture, Vittore manifesta con serenità e intrepidezza la propria fede.
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Il rettore osserva i lavori in corso al Santuario

IL “GRAZIE” DEL VESCOVO A MONSIGNOR SECONDO DALLA CANEVA
(29 dicembre 2009)


La concattedrale di Feltre chiede un ministero più impegnativo e continuato da parte del decano del Capitolo, votato dai canonici e confermato dal vescovo nel dicembre 2008: monsignor Secondo Dalla Caneva. Da rettore del santuario dei santi Vittore e Corona ha quindi assunto l’impegno assiduo nella chiesa madre. Un ministero diverso, ma non un prendere le distanze da san Vittore: il decano del Capitolo è chiamato a vivere e intensificare il legame tra la concattedrale e la Basilica-Santuario. Quando il vescovo monsignor Vincenzo Savio ottenne il titolo di “Basilica” impostò la vita liturgico-pastorale del Santuario in stretto rapporto con il duomo e la città di Feltre. Il collegamento è del resto esigito anche dalla storia plurisecolare.
    Sento di dover ringraziare di cuore, anche da queste colonne, monsignor Secondo per la dedizione con la quale, a più riprese nella storia degli ultimi decenni, ha atteso al servizio della basilica santuario e della Casa, in aiuto ad altri titolari e poi, negli ultimi anni, svolgendo tutti gli impegni di rettore. Nei mesi scorsi ha seguito l’avvio e il completamento del primo stralcio dei lavori di restauro e di messa a norma dell’edificio coinvolgendo il consiglio del Santuario, formato da laici e sacerdoti che assiduamente hanno assunto responsabilità nella gestione. Tra questi ultimi ricordo con viva gratitudine monsignor Arnaldo Miatto, morto il 6 agosto scorso.
    È stato nominato suo successore monsignor Sergio Dalla Rosa, da undici anni arciprete di Santa Giustina. Monsignor Sergio e don Arturo Callegari abitano ora la Casa di san Vittore. Ai sacerdoti, al Consiglio del Santuario, alla segretaria e a tanti collaboratori anche volontari, è assegnato l’onore di accogliere quanti pellegrinano al Santuario e vivono ore o giorni in questo ambiente di grandi suggestioni spirituali, storiche e artistiche.
    La ricca esperienza pastorale del nuovo Rettore saprà programmare, prima di ogni altra attività, l’accoglienza per esperienze formative che le parrocchie troveranno utili e opportune inserendole nel loro calendario.
    Come viene spontaneo, affacciati a finestre di molte case di Feltre esclamare: “Come si vede bene da qui il santuario di san Vittore!”. È un richiamo alla spiritualità desiderata come orizzonte e che si offre come effettiva esperienza raggiungendo il monte Miesna e inoltrandosi negli spazi favorevoli al discernimento su di sé e sul proprio futuro. Anche la salita allude, nella fatica corporea, alla conversione. Questo luogo, posto sul monte, lo si respira essenziale per la città e la terra feltrina. È insieme chiamato sempre di più ad avere dimensione diocesana e regionale, a diventare una casa ineguagliabile per bellezza e per elevazione, una casa per chi si protende in contemplazione di Dio.

+ Giuseppe Andrich
Vescovo

 

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Alcuni angoli del Santuario Ss. Vittore e Corona
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